Ecco un documento della resistenza armata contro lo Stato unitario:
All’armi! All’armi! All’armi !
“[…] Il piemontese nemico del nostro Re, della nostra Monarchia, delle
nostre leggi, nemico del patrizio, del borghese, del contadino, nemico
di tutti gli ordini militari civili e religiosi; il piemontese che arde
città, scanna i fedeli a Dio ed al loro sovrano, fa macello di
sacerdoti, svelle dalle loro chiese i vescovi, e per sospetti caccia
nelle carceri, negli ergastoli e negli esilii quanti non vede piegar la
fronte all’idolo d’ingorda e bugiarda rivoluzione, il piemontese che
copre con l’orgoglio la sua nudità, e che si gloria di non sentir pietà
nello sgozzar vecchi, vergini, pargoletti, nè ritrosia nel dar di piglio
nella roba altrui o pubblica o privata; il piemontese che profana le
nostre donne ed i nostri templi, ubriaco di libidine, fabbro di menzogna
e d’inganni, schernitore di vittime da lui tradite: il piemontese fugge
dinanzi allo scoppio dei nostri moschetti rugginosi; e nelle città
dov’egli avea fondate le case di prostituzione ed il servaggio, ormai
sventola il vessillo della libertà e della indipendenza del Regno al
grido di viva Francesco II. La bandiera del sovrano è già inalberata in
Sora. Popoli degli Abruzzi, delle Puglie, delle Calabrie, dei
Principati, all’armi! Sopra i gioghi degli Appennini, ciascun macigno è
fortezza, ciascun albero è baluardo. Ivi il nemico non potrà ferire alla
lontana coi proiettili dei cannoni rigati, né con l’unghie dei cavalli.
Combattendo uomo con uomo, egli che non ha fede in Dio e in Gesù
Cristo, ne può avere carità de’ fratelli, dovrà soccombere al fremito
del nostro coraggio, alla forza dei petti devoti alla morte per una
causa che merita il sacrificio della vita. All’armi! Le falci, le
ronche, i massi valgono nelle nostre mani più che le baionette e le
spade. Un milione di anime oppresse si confortano con un grido alla
pugna; sessantamila dei nostri stendono le braccia dalle carceri verso
di noi; le ombre di diecimila ci dicono vendicateci.. Corriamo dai
boschi alle città, dalle province a Napoli. L’arcangelo San Michele ci
coprirà col suo scudo, la Vergine Immacolata col suo manto, e faranno
vittoriosa la bandiera che appenderemo in voto nel tempio. Il piemontese
che ci deride, svilisce, conculca, tiranneggia, spoglia, e uccide con
l’ipocrita maschera della libertà, ritorni nei suoi confini tra il Po e
le Alpi. Ritorni a noi quel Sovrano che Iddio ci ha dato, e lo fe’
generare nelle viscere di una madre santa, e crescere in virtù candido
come il giglio, che adorna il borbonico stemma. Francesco II e Sofia, ed
i Reali principi c’insegnarono come si debba star saldi ed intrepidi
nella battaglia. Vinceremo. I potenti dell’Europa compiranno l’opera
nostra rimenando la pace all’Italia; ed il nostro regno all’ombra della
religione cattolica e del papato, si riabbellirà di quella gloriosa
borbonica dinastica che ci sottrasse ai duri ceppi dei piccoli tiranni, e
ci diede ricchezza e franchigia vera, e la indipendenza dallo
straniero. All’armi!”
Proclama del Comandante in capo CHIAVONE
sabato 28 gennaio 2012
martedì 17 gennaio 2012
Duns Scoto: il beato che era contrario alle dispute
L'Antonianum ricorda la visita di Giovanni Paolo II e celebra il "dottore dell'Immacolata"
ROMA, venerdì, 13 gennaio 2011 (ZENIT.org) - Lunedì 16 gennaio 2012, festa liturgica dei Protomartiri francescani e giorno in cui Pio XII dichiarò sant’Antonio di Padova nel 1946 dottore della Chiesa conferendogli il titolo di Doctor Evangelicus, è la festa della Pontificia Università Antonianum in Roma.
In tale occasione sarà ricordato il trentesimo anniversario della visita del beato Giovanni Paolo II alla medesima università, occasione nella quale il Pontefice parlò anche del beato Giovanni Duns Scoto, soprattutto in occasione della visita alla Commissione Scotista.
Alla giornata Testimone della speranza: a trent’anni dalla visita alla Pontificia Università Antonianum del beato Giovanni Paolo II che si svolgerà con inizio alle ore 10.30, presso l’Aula Magna della Pontificia Università Antonianum, interverranno nell’ordine: prof. Priamo Etzi, Rettore Magnifico della Pontificia Università Antonianum, rev.do p. Vidal Rodríguez López, Segretario Generale per la Formazione e gli Studi dell’Ordine dei Frati Minori, rev.do mons. Slawomir Oder, Postulatore della causa di canonizzazione del beato Giovanni Paolo II, rev.mo p. José Rodríguez Carballo, Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori e Gran Cancelliere della Pontificia Università Antonianum.
A proposito di come i Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno visto il beato Giovanni Duns Scoto, Girolamo Pica ha scritto quanto segue nel libro Il beato Giovanni Duns Scoto. Dottore dell’Immacolata, Elledici-Velar, Gorle 2010 (velar@velar.it).
A pochi mesi dalla chiusura del Concilio Vaticano II, nella Lettera Apostolica Alma Parens firmata il 14 luglio 1966 in occasione del Secondo Congresso Scolastico tenuto per il Settimo Centenario della nascita di Giovanni Duns Scoto, papa Paolo VI indicava i motivi della attualità del pensiero di Scoto.
Innanzitutto, se Leone XIII nella Lettera Enciclica Aeterni Patris, segnalando la posizione del pensiero di Tommaso d’Aquino rispetto agli altri dottori scolastici, enunciava: “sopra tutti i Dottori Scolastici, emerge come duce e maestro San Tommaso d’Aquino” – come ricorda lo stesso Paolo VI mediante una citazione dello scritto leonino – nell’Alma Parens il raffronto tra Scoto e il pensiero tomista era indicato mediante una formula più attenuata: «Accanto alla cattedrale maestosa di San Tommaso d’Aquino, fra altre c’è quella degna d’onore – sia pur dissimile per mole e struttura – che elevò al cielo su ferme basi e con arditi pinnacoli l’ardente speculazione di Giovanni Duns Scoto».
Non si usa l’espressione «molto dissimile per mole e struttura» come sarebbe stato più logico se avesse voluto mantenere una continuità con il giudizio perentorio di Leone XIII precedentemente citato. Un piccolo cambiamento – da longe a quamvis, per dirla in latino – che indica uno spostamento non soltanto di prospettiva, ma di proporzioni, come può ben notare soprattutto un buon esperto di latino!
Tale cambiamento può essere preso come espressione della modifica del metro di misura della ortodossia del pensiero di Scoto: infatti per secoli fu definita la dottrina di Scoto contraria alla fede essendo in molti aspetti contraria al pensiero di san Tommaso d’Aquino prescritto dalla Chiesa. Fu nel 1971 che gli scritti di Scoto furono approvati, e proprio ciò perché il metro di misura non furono più le opere di san Tommaso, ma la dottrina della Chiesa; un cambiamento - secondo alcuni - epocale, per cui questa vicenda della causa di Scoto è da inserirsi nei manuali di teologia e storia ecclesiastica.
Quindi, dopo aver riconosciuto la dignità del pensiero del Maestro minorita indicando una nuova valutazione rispetto al giudizio di Leone XIII, modificandone il giudizio sulla proporzione di Scoto rispetto a Tommaso, tra le altre cose il Pontefice auspicava che la dottrina scotista potesse dare elementi utili al dialogo, soprattutto con gli Anglicani. In ciò il Pontefice si appellava al giudizio dato da Giovanni di Gerson secondo il quale Scoto era mosso “non dalla contenziosa singolarità di vincere, ma dall’umiltà di trovare un accordo”.
Il venerabile Giovanni Paolo II ebbe diverse occasioni per parlare del beato Giovanni Duns Scoto, tra cui una visita alla Commissione Scotista preso la Pontificia Università Antonianum nel 1982. Ma fu in occasione della dichiarazione del riconoscimento del Culto Liturgico di Giovanni Duns Scoto che ebbe a sottolineare l’importanza del pensiero scotista per la Chiesa: «Nato in Scozia verso il 1265, Giovanni Duns Scoto fu detto “Beato” quasi all’indomani del suo pio transito, avvenuto a Colonia l’8 novembre 1308. In tale diocesi, come pure in quelle di Edimburgo e di Nola, oltre che nell’ambito dell’Ordine Serafico, gli fu reso nei secoli un culto pubblico che la Chiesa gli ha solennemente riconosciuto il 6 luglio 1991 e che oggi conferma. Alle Chiese particolari menzionate, che sono presenti questa sera nella Basilica Vaticana con i loro degnissimi Pastori, come pure a tutta la grande Famiglia Francescana, rivolgo il mio saluto, tutti invitando a benedire il nome del Signore la cui gloria risplende nella dottrina e nella santità di vita del Beato Giovanni, cantore del Verbo Incarnato e difensore dell’Immacolato Concepimento di Maria.
Nella nostra epoca, pur ricca di immense risorse umane, tecniche e scientifiche, ma nella quale molti hanno smarrito il senso della fede e conducono una vita lontana da Cristo e dal suo Vangelo (cfr. Redemptoris Missio, 33), il Beato Duns Scoto si presenta non solo con l’acutezza del suo ingegno e la straordinaria capacità di penetrazione nel mistero di Dio, ma anche con la forza persuasiva della sua santità di vita che lo rende, per la Chiesa e per l’intera umanità, Maestro di pensiero e di vita. La sua dottrina, dalla quale, come affermava il mio venerato Predecessore Paolo VI, “si potranno ricavare lucide armi per combattere e allontanare la nube nera dell’ateismo che offusca l’età nostra” (Epist. Apost. Alma Parens: AAS 58 [1966] 612), edifica vigorosamente la Chiesa, sostenendola nella sua urgente missione di nuova evangelizzazione dei popoli della terra.
In particolare, per i Teologi, i Sacerdoti, i Pastori d’anime, i Religiosi, ed in modo speciale per i Francescani, il Beato Duns Scoto costituisce un esempio di fedeltà alla verità rivelata, di feconda azione sacerdotale, di serio dialogo nella ricerca dell’unità, egli che, come affermava Giovanni de Gerson, fu sempre mosso nella sua esistenza “non dalla contenziosa singolarità del vincere, ma dall’umiltà di trovare un accordo” (Lectiones duae “Poenitemini”, lect. alt., consid. 5: cit. in Epist. Apost. Alma Parens: AAS 58 [1966] 614). Possano il suo spirito e la sua memoria illuminare della luce stessa di Cristo il travaglio e le speranze della nostra società».
giovedì 29 dicembre 2011
irrazionalità staliniana
C'è qualcosa di sinistramente irrazionale nella vicenda delle "purghe" staliniane, qualcosa di ancora più irrazionale del nazismo. In effetti i nazisti mandavano alle camere a gas solo chi aveva i "requisiti" per andarci, essendo ebreo, o zingaro o di altra categoria ritenuta da eliminare. Non ci risulta che i nazisti uccidessero dei loro amici. Ciò che invece faceva Stalin: i più biechi collaboratori del terrore staliniano caddero a loro volta vittime di quello stesso terrore. Era davvero una macchina infernale, totalmente spietata e irrazionale. Solo Stalin si salvava dal gorgo diabolico.
Resta un mistero come facessero molti russi ad apprezzare un simile regime (perchè ce ne furono, e ce ne sono). Un regime che se in un certo senso era migliore del nazismo, perchè la motivazione delle eliminazioni dei suoi "avversari" era ideologica e non etnica, in un altro senso era peggiore perché dietro l'apparente giustificazione ideologica si celava il nulla, una logica di puro terrore, di terrore allo stato puro.
Non per nulla nei messaggi di Fatima si allude alla Russia e ai suoi errori, mentre nion si fa parola (almeno esplicitamente) dei totalitarismi di destra. Che, del resto, ne furono una conseguenza e un riflesso speculare.
Resta un mistero come facessero molti russi ad apprezzare un simile regime (perchè ce ne furono, e ce ne sono). Un regime che se in un certo senso era migliore del nazismo, perchè la motivazione delle eliminazioni dei suoi "avversari" era ideologica e non etnica, in un altro senso era peggiore perché dietro l'apparente giustificazione ideologica si celava il nulla, una logica di puro terrore, di terrore allo stato puro.
Non per nulla nei messaggi di Fatima si allude alla Russia e ai suoi errori, mentre nion si fa parola (almeno esplicitamente) dei totalitarismi di destra. Che, del resto, ne furono una conseguenza e un riflesso speculare.
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venerdì 24 dicembre 2010
Buon Natale!
Gesù è nato per noi, per salvarci e renderci simili a Lui, Uomo-Dio. Rallegriamoci per tale dono!
giovedì 2 dicembre 2010
le crociate
Ossia armati cristiani che "liberano" i luoghi santi dagli infedeli, rei di ostacolare l'afflusso di pellegrini e di vessare i cristiani locali.
Sono lontane dalla nostra mentalità, d'accordo. Ma possiamo guardare con un po' di benevolenza gente vissuta 8-9 secoli fa? Possiamo ipotizzare che la loro mentalità fosse diversa dalla nostra? A qualcuno non piace "contestualizzare", ma non farlo mi sembra iniquo.
Se poi volessimo dare un giudizio, come dire?, assoluto, che cosa potremmo dire? Ovviamente vanno rigettate tutte le violenze inutili che ci furono, come quelle in occasione della prima crociata. Ma se ciò di cui si è trattato è essenzialmente una autodifesa, allora il giudizio dovrebbe essere cauto, e cautamente valorizzatore.
Ci si potrebbe chiedere perché la violenza colonizzatrice non è oggetto di così sospettosi pregiudizi. Se il valore è il denaro, allora un intervento armato (per molti) è tollerabile. Se il valore è spirituale, allora (per gli stessi) no. Strano.
Sono lontane dalla nostra mentalità, d'accordo. Ma possiamo guardare con un po' di benevolenza gente vissuta 8-9 secoli fa? Possiamo ipotizzare che la loro mentalità fosse diversa dalla nostra? A qualcuno non piace "contestualizzare", ma non farlo mi sembra iniquo.
Se poi volessimo dare un giudizio, come dire?, assoluto, che cosa potremmo dire? Ovviamente vanno rigettate tutte le violenze inutili che ci furono, come quelle in occasione della prima crociata. Ma se ciò di cui si è trattato è essenzialmente una autodifesa, allora il giudizio dovrebbe essere cauto, e cautamente valorizzatore.
Ci si potrebbe chiedere perché la violenza colonizzatrice non è oggetto di così sospettosi pregiudizi. Se il valore è il denaro, allora un intervento armato (per molti) è tollerabile. Se il valore è spirituale, allora (per gli stessi) no. Strano.
giovedì 28 ottobre 2010
la rivoluzione inglese
Il giudizio sulla rivoluzione inglese è necessariamente articolato: da un lato, politicamente, che si andasse oltre l'assolutismo e verso il parlamentarismo è positivo; dall'altro non si può dimenticare come lo schieramento filoparlamentare, e poi Cromwell, e poi quanti tramarono per rovesciare Giacomo II, fossero a) sul piano religioso anticattolici e fautori di una radicalizzazione protestantizzante dell'anglicanesimo b) fautori di una idea di proprietà privata decisamente individualistica, nemica del valore della solidarietà. Per non parlare degli orribili massacri perpetrati da Cromwell contro gli irlandesi.
Certo, fu un guaio per i cattolici inglesi del '600, trovarsi a dover sostenere, come male minore, una realtà come l'assolutismo, che non è certo la migliore traduzione politica dell'impostazione cristiana; tuttavia, appunto, era il male minore.
Certo, fu un guaio per i cattolici inglesi del '600, trovarsi a dover sostenere, come male minore, una realtà come l'assolutismo, che non è certo la migliore traduzione politica dell'impostazione cristiana; tuttavia, appunto, era il male minore.
mercoledì 15 settembre 2010
romanticismo
Illuminismo: soddisfatto del finito, romanticismo: insoddisfatto del finito.
Si potrebbe documentare musicalmente il primo con Vivaldi (le quattro stagioni, ad esempio)? E' difficile e impreciso, perché non solo Vivaldi muore prima che inizi l'illuminismo, ma anche perché nella sua opera c'è una serenità, da cui non è del tutto assente il dramma.
E si potrebbe documentare l'inquietudine romantica con Beethoven? Qui la risposta è meno incerta: sì.
Si potrebbe documentare musicalmente il primo con Vivaldi (le quattro stagioni, ad esempio)? E' difficile e impreciso, perché non solo Vivaldi muore prima che inizi l'illuminismo, ma anche perché nella sua opera c'è una serenità, da cui non è del tutto assente il dramma.
E si potrebbe documentare l'inquietudine romantica con Beethoven? Qui la risposta è meno incerta: sì.
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