lunedì 9 agosto 2021

sul green pass

1. L’idea di essere vittima di un complotto e la sfiducia in chi ha il potere (politico, medico, accademico) sono tipiche dell’umanità del XX e XXI secolo: è stato detto che ogni individuo di questa nostra epoca si concepisce come «una centrale di controspionaggio». Mi colpisce che una mia amica abbia teorizzato che se una cosa è sostenuta da tantissima gente è probabile segno che è falsa, e frutto di indottrinamento del Grande Fratello di turno: esattamente il contrario dell’idea di consensus gentium, tipica del pensiero cristiano tradizionale, per cui quanta più gente ritiene vera una certa cosa, tanto più è probabile che quella cosa sia vera (questo veniva applicato soprattutto all’esistenza di Dio: il fatto che la stragrande maggioranza della gente creda in Dio è, se non una prova, almeno un sintomo della verità di tale convinzione).

1.1. Il sospetto di essere vittima del Grande Fratello di turno nasce dall’affievolirsi di legami comunitari e dalla solitudine sostanziale in cui viviamo noi uomini del XX e XXI secolo.

1.2. Esso è poi più accentuato negli sconfitti della storia: per questo il complottismo oggi (e da tempo) è più forte in quella ultra-destra che è oggettivamente erede dei grandi sconfitti della 2a guerra mondiale, Hitler e Mussolini, suicida in una Berlino occupata dagli odiati comunisti il primo, appeso a testa in giù a piazzale Loreto il secondo, dopo aver guidato l’Italia nella peggiore catastrofe della sua storia. Anche se è vero che c’è stato del complottismo anche a sinistra: ad esempio riguardo alle Torri Gemelle (fatte saltare dagli americani, per il complottismo di sinistra, visceralmente anti-americano). Ricordo anche una espressione tipica di miei alunni di sinistra: «ci hanno fatto credere», «ci vogliono far credere». Tuttavia il complottismo prevale decisamente nella destra: penso ad esempio al caso del prof. Di Bella e della sua cura contro il cancro: era l’estrema destra a credere in lui, e a sfiduciare il potere accademico e medico che non gli credeva. Oggi la cosa si replica con i vari medici-squillo che annunciano mirabolanti ed efficacissimi nuovi metodi di cura, che solo il complotto del potere non vuole riconoscere. Che il complottismo sia prevalentemente di destra è spiegato anche dal fatto che è tipico dell’estrema destra non ammettere i propri torti («il Duce ha sempre ragione», «memento audere semper», il Superuomo è super, non sbaglia mai), quindi la colpa di ciò che non va deve essere per forza degli altri, meglio se concepiti come fortissimi, quindi un complotto di potenti.

2. L’idea di dittatura sanitaria come complotto di autorità in campo medico, accademico, scientifico, politico (nazionale e internazionale) e giornalistico è un’idea delirante. Tuttavia non sarebbe giusto, né utile limitarsi a bollarla come tale. Occorre anche capire la logica che spinge della gente ad aderirvi.

2.1. In particolare le accese contestazioni di piazza contro il green pass e le misure restrittive anti-covid appaiono sproporzionate in rapporto ad altre misure obbligatorie che in passato non avevano trovato obiezione alcuna (come i vaccini obbligatori anti-polio, anti-tbc e simili). Tanto più che adesso non c’è obbligo di vaccinazione, ma limitazione, per chi non si vaccina, di accedere a dei luoghi, l’accesso ai quali non è certo di vitale importanza.

2.2. Tuttavia c’è una qualche logica sottesa all’idea di complotto sanitario e quindi alle proteste no-vax e no-pass. Anzitutto c’è la paura: la paura che il vaccino possa nuocere gravemente alla salute. C’è gente che ha proprio paura e non si vaccina per questo. In secondo luogo c’è il timore delle categorie economiche più toccate dal covid: ci sono molti piccoli imprenditori che temono che misure restrittive possano nuocere gravemente, se non mortalmente, ai loro interessi economici. Queste due paure non devono essere guardate con sussiegoso disprezzo, ma occorre cercare di capire.

2.3. Capire, ma anche aiutare a uscire da un vicolo cieco. Perché per quanta paura si possa avere degli effetti del vaccino, si dovrebbe avere molta più paura del virus: se il vaccino può fare 10, il virus può fare 100. E poi perché il vero danno all’economia, e quindi anche allle piccole e medie imprese lo fa il virus. Liberarci dal quale quindi dovrebbe essere prioritario.

3.1. Ora, è vero che il green pass è una misura di compromesso, un ricatto che non ha un senso sanitario immediato. Perché non è detto che chi è vaccinato non possa contagiare, né è detto che chi non è vaccinato sia per forza contagioso. Questo però è vero nell’immediato. Ma nel medio-lungo termine è incontestabile che più persone si vaccinano, più il virus viene messo alle corde.

3.2. Il green pass è una sorta di compromesso tra l’istanza del rigore scientifico, che direbbe di imporre l’obbligo vaccinale, come già accaduto per altre forme di malattia, e l’istanza del consenso popolare, che non vorrebbe alcuna imposizione. I politici, come sempre, sono sensibili agli umori della gente e quindi cercano di mediare tra la verità scientifica, vera ma di cui pochi sono consapevoli, e le opinioni diffuse, false, ma appunto diffuse. Il che è qualcosa di cui un politico, per motivi elettorali, non può, in una democrazia, non tener conto.



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domenica 1 agosto 2021

sulla psicologia e la sua autonomia

A differenza di altre scienze umane la psicologia (/psicoanalisi) non può pensare di prescindere del tutto dal riferimento al filosofico e al teologico. Infatti

1. ci sono cose come l’angoscia di morte che, se si resta nel cerchio dell’immanenza, possono ricevere al massimo qualche palliativo, ma non una soluzione.

2. e poi la questione della sessualità: il suo senso nell’uomo non è lo stesso che negli animali (assicurare piacere e permanenza della specie grazie alla riproduzione); l’uomo cerca di più nella relazionalità anche sessuale, ossia essere a) conosciuto fino in fondo e b) amato fino fondo, cioè gratuitamente e incondizionatamente. E questo, se ci si ferma all’orizzonte materiale o comunque immanente, è semplicemente impossibile. Nessun essere umano infatti è in grado di conoscermi fino in fondo e di amarmi gratuitamente e incondizionatamente. Quindi uno psicologo(/analista) che non tenga conto di un orizzonte teologico, in cui solo può trovare risposta il mio desiderio, non affronta in modo adeguato il problema della persona che ha davanti (che è poi anche il suo problema).



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mercoledì 14 luglio 2021

fondamentalismo relativista

La legge Zan, nella formulazione con cui è passata alla Camera non passerà al Senato: parola di Renzi, i cui voti sono determinanti al Senato.

Il mondo cattolico è diviso tra 1) chi vuole mantenere il ddl Zan così come è passato Camera (pochi e poco visibili), 2) chi lo vuole modificare (ufficialmente i vertici della Chiesa) e 3) chi lo vuole affossare.

Mi fermo su quest’ultima posizione. Chi vuole affossare una legge sulla omofobia ha come implicito presupposto o a) che non esista vessazione a danno degli lgbt o b) che tale vessazione sia giusta e necessaria.

Ora che a) sia una menzogna dovrebbe essere evidente: nell’ipotesi più rosea ci sono almeno 26 casi all’anno di gay pestati a sangue. Non è un problema? Se ci fossero 26 casi di ebrei pestati a sangue in quanto ebrei non sarebbe un problema? Senza contare che i pestaggi denunciati sono solo una (minima) parte dei pestaggi reali (per via della vergogna: analogamente ai casi di stupro denunciati rispetto ai casi reali totali), e senza contare che i pestaggi sono solo la punta dell’iceberg delle vessazioni che gli lgbt subiscono (le violenze verbali non sono causa di piccola sofferenza).

Veniamo allora a b): questo è il punto, che si creda giusta la vessazione. Perché? Perché solo così, infliggendo loro sofferenza si salvano i peccatori «dalle fiamme dell’inferno» e più ancora si evita che altri «gustino i loro cibi deliziosi» (Salmo 140 [141]). Il punto è che si pensa che gli lgbt «gustino (…) cibi deliziosi», e che solo un intervento (vessatorio) esterno li possa distogliere dal «gustare» tali «cibi deliziosi», preservandoli dalle fiamme dell’inferno.

Ma non è così: anzitutto perché il comportamento diverso da quello indicato dalla dottrina cristiana, non è affatto gratificante e desiderabile (e quindi contagioso), ma è una sofferta resa a una patologia che è di pochi, e che o già c’è o non potrà essere creata da indottrinamento ideologico. La natura esiste. E ha una sua forza.

In secondo luogo l’intervento vessatorio esterno non solo non distoglie dalla patologia, ma al contrario è più facile che la rafforzi, alimentando la percezione  di essere ingiustamente perseguitato.

Anche qui si vede come il pensiero fondamentalista, che sta alla base dell’idea che la vessazione sia indispensabile, è molto più relativista di quanto non voglia ammettere, perché dubita della oggettività della natura e pensa che l’orientamento sessuale sia un naso di cera, modellabile a piacimento da un intervento esterno; si veda il terrore dell’indottrinamento gender, capace di confondere i bambini, come se un essere umano dovesse aspettare che sia qualcuno al di fuori di lui che gli dica che cosa deve desiderare, come se il desiderio non fosse dentro di noi, con una sua irriducibile forza.



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mercoledì 23 giugno 2021

un intervento che suscita perplessità

Qualche riflessione a caldo sulla nota consegnata il 17/06/2021 dalla Segreteria di Stato vaticana per chiedere modifiche al DDL Zan.

un passo falso

«3. È garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.» (art.2 comma 3 del Concordato del 1984).

Se lo Stato italiano violasse il Concordato, la Chiesa avrebbe il diritto di farlo presente e di chiederne il rispetto. 

Ma qual è il senso della libertà di «manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione»? Che cosa è questo «pensiero» che deve potersi manifestare liberamente? E’ il pensiero dei «cattolici», viene detto: ma questa espressione non può significare che deve essere garantita libertà di espressione di qualsiasi pensiero che a qualsiasi sedicente cattolico passi per la testa. Altrimenti uno si potrebbe dire cattolico e dire che è giusto impiccare gli Ebrei a testa in giù e dovrebbe essere lasciato libero di dirlo, per il solo fatto che si dice cattolico. 

E’ allora sottinteso che «il pensiero» a cui deve essere garantita la libertà di manifestazione non è il pensiero di chiunque si dica cattolico, ma un pensiero certificato come cattolico dalla autorità gerarchica della Chiesa. O meglio ancora, dovrebbe essere un pensiero che sia essenziale alla fede cattolica. Perché può accadere che sul non-essenziale ci sia ad esempio divergenza tra vescovo e vescovo, tra teologo e teologo.

Il DDL Zan pretende di mettere un bavaglio alla Chiesa su un punto essenziale della fede cristiana? Ciò è controverso: anzitutto è controverso il fatto che tale legge metta in generale un bavaglio, in secondo luogo la tematica della diversità sessuale è oggetto di dibattito all’interno della Chiesa e non mancano teologi e vescovi che ritengono che l’idea di assoluta intollerabilità di una relazionalità non procreativa non sia essenziale alla fede, ma sia un portato storico, che, a lungo creduto assoluto, come già accaduto con il geocentrismo, o il fissismo anti-evoluzionistico, o la democrazia, o la libertà religiosa, finirà poi con l’essere contestualizzato storicamente e almeno parzialmente superato. Si noti che parlo di «relazionalità», nel senso suggerito dal nuovo Catechismo della Chiesa cattolica quando parla di una «amicizia disinteressata» (§2359).

Ma questo è un problema teologico, di competenza non statale. Il fatto tuttavia che all’interno della stessa Chiesa se ne discuta, tra teologi e tra vescovi (si pensi ai vescovi tedeschi), qualche dubbio sul fatto che si tratti di un punto essenziale lo dovrebbe suscitare.

Questo dovrebbe spingere a una ulteriore considerazione, più radicale e decisiva, che vediamo nel seguente punto, ossia l’idea che debba essere garantita alla Chiesa, per disposizione concordataria, una libertà che non deve essere garantita ad altri.

un equivoco

Può un Concordato garantire “libertà per la Chiesa” (riassumiamo così il testo, che parla di «cattolici» e «loro associazioni e organizzazioni»)? Perché mai “per la Chiesa”? E per tutte le altre ragionevoli (Rawls) comprehensive communities, per tutte le altre concezioni che accettano la democrazia, no? 

La libertà deve esserci per tutti. Che senso ha specificare «per la Chiesa»? A me pare che questo sia una specificazione o inutile o fuorviante. Inutile se già, come dovrebbe, la libertà è garantita a tutti. Fuorviante e antidemocratica, se implica che alla Chiesa sia riconosciuta una libertà che ad altri non viene riconosciuta.

Questo andrebbe chiarito, proprio a livello di Concordato. Ritoccando, al limite unilateralmente, il concetto di libertà per la Chiesa

La libertà o è per tutti (almeno per tutti coloro che accettano le regole democratiche costituzionali) o non è per nessuno.

Sono altre le questioni che un Concordato dovrebbe normare: ad esempio il riconoscimento degli effetti civili del matrimonio religioso, o esenzioni fiscali degli immobili ecclesiastici e simili. Ma la libertà di espressione è un bene di tutti, non della sola Chiesa.

Questo non significa che il DDL Zan vada senz’altro bene. Ma se non va bene, è perché al limite lede la libertà di espressione di tutti, non perché lede la libertà di espressione della Chiesa. Che non ha diritto di chiedere di essere più uguale degli altri.

Per questo la nota della Segreteria di Stato vaticana appare come un passo falso, che potrebbe spingere a una modifica del Concordato.

il punto

Il DDL Zan impone come democraticamente irrinunciabile, e quindi non negabile senza incorrere in sanzioni, qualcosa che confligge in modo grave con visioni antropologiche ragionevoli

Una visione antropologica ragionevole in uno Stato costituzionale democratico è tale se non lede i principi costituzionali fondamentali, tra cui quelli di eguaglianza, dignità e libertà dei cittadini. Bisogna vedere. Argomentando e dialogando in modo non istericamente ostruzionistico e demagogicamente barricadero. 

Se lo facesse sarebbe giusto stralciare da esso quei punti che cadono in questo errore. 

In questo senso una riflessione non può certo far male, superando da un lato il miope ostruzionismo di chi nega la stessa esistenza di un problema di discriminazione e di vessazione (la stessa CEI, parlando recentemente di dialogo, ha chiesto di superare questo accartocciamento barricadero), e d’altro lato il non meno miope irrigidimento ideologico di chi pretende di istituzionalizzare qualcosa di teorico e non largamente condiviso e non poggiante sui principi costituzionali fondamentali, come una dicotomia tra identità psichica e realtà fisiologica, col rischio di generare gravi confusioni. 

Una buona legge contro le discriminazioni dovrebbe teorizzare il meno possibile in termini di concezioni antropologiche, tanto più se pretende di fissare visioni antropologiche che non siano largamente condivise e saldamente ed evidentemente poggianti sui principi costituzionali fondamentali di eguaglianza, dignità e libertà. Teorizzare il meno possibile e puntare tutto sulla prevenzione di fatti di vessazione e discriminazione pratichefattuali, effettive, esistenziali.

Quindi: spazio a un serio dialogo e a uno sereno confronto sulla base di argomenti, e non di slogan.



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giovedì 17 giugno 2021

riflettendo sul complottismo

Qualche tempo fa è apparsa su Facebook questa vignetta con questo commento, delirante: «Solidarietà al 18enne di Fano che per aver inscenato una protesta contro l’uso della mascherina in classe è stato prelevato dalle forze dell’ordine, portato nel reparto psichiatrico dell’ospedale e sottoposto a TSO, su firma del sindaco. Sto approfondendo la vicenda e risulta tuttora ricoverato in psichiatria a Pesaro. Contattato oggi dall’avvocato Lillo Massimiliano Musso, che ha pubblicato la telefonata, ha espresso la volontà di tornare a casa. Dobbiamo tirarlo fuori da lì.

Ragazzo non conosco il tuo nome, ma se leggerai mai questo, sappi che non sei solo»

Ora io ho commentato così: «Beh, credo che bisognerebbe conoscere meglio la vicenda: quanto leggo presuppone che ci sia stato un complotto di a) insegnanti, b) preside, c) forze dell’ordine, d) sindaco, e) personale sanitario (infermieri e medici).

Se il ragazzo non fosse stato in condizioni serie (mettendo a repentaglio l’incolumità sua e di quanti gli stavano attorno) ritengo estremamente probabile che qualcuno di questi anelli della catena sarebbe saltato.»

Successivamente ho trovato una trattazione equilibrata dell’accaduto:

«Uno studente di 18 anni ha rifiutato di indossare la mascherina in classe, arrivando a incatenarsi al banco per non essere portato fuori dall’aula, dopo che i docenti avevano cercato inutilmente di convincerlo a metterla oppure a uscire. Alla fine il giovane è stato sottoposto a Tso e ricoverato al reparto psichiatrico di Pesaro. Una vera e propria mattinata di follia quella andata in scena ieri, giovedì 6 maggio, al’Istituto Olivetti di Fano, nelle Marche.

C’è da dire che nei giorni precedenti il ragazzo aveva già ‘protestato’ contro l’obbligo di indossare il dispositivo di protezione, tanto da costringere gli insegnanti ad allontanarlo dall’aula. E – soprattutto – dai suoi compagni. Ieri, l’apoteosi, quando il 18enne fanese si è reso protagonista della bizzarra ribellione: voleva a tutti costi restare ‘libero’ in classe senza indossare la mascherina, un fantomatico diritto argomentato attraverso le tesi fantasiose di un presunto ‘costituzionalista’. Più tardi nella giornata, la preside ha dichiarato che tale “costituzionalista” sarebbe una persona che sta plagiando.

Fatto sta che il 18enne si è incatenato a un banco facendo partire due ore di estenuanti trattative. Solo con l’arrivo della polizia locale, costretta ad accompagnare il ragazzo in ospedale, si è arrivati all’epilogo di questa singolare vicenda. Al pronto soccorso però, il giovane avrebbe reagito con violenza e sarebbe stato necessario un nuovo intervento degli agenti. Anche i genitori, subito avvertiti, non hanno potuto fare nulla per evitare il Tso.

Eleonora Marisa Augello, dirigente dell’istituto scolastico, ne ha parlato al Corriere Adriatico: “Esistono delle precise prescrizioni sanitarie che provengono da decisioni governative ed è nostro dovere rispettarle per la sicurezza dei nostri ragazzi e delle loro famiglie”. “È chiaro – ha precisato la dirigente – che in tutti questi giorni, presentandosi un caso così difficile, il nostro primo intento è stato quello di svolgere un compito educativo, facendo riflettere il ragazzo e chiunque si trovi nel sostenere posizioni di questo genere delle conseguenze a cui si può andare incontro. Ognuno ha il diritto di manifestare la sua libertà di pensiero, criticando anche le leggi e i regolamenti, ma lo può fare senza mancare al rispetto degli altri”. https://www.fanpage.it/attualita/fano-studente-rifiuta-la-mascherina-e-si-incatena-al-banco-in-classe-scatta-il-tso/

Il post iniziale è comunque un esempio di complottismo. Ma qual è l’essenza del complottismo?

Vediamo anzitutto lo stile comunicativo.

  • Da questo esempio ricavo anzitutto un elemento, tutt’altro che secondario: la mancanza di approfondimento, il non farsi delle domande “a 360 gradi”;
  • il che è poi legato a un altro elemento: il puntare sullo scatenamento di emozioni forti (in genere di indignazione), le più forti possibile, tanto più forti quanto meno razionalmente motivate;
  • da questo poi deriva che, non essendo la mia idea motivata razionalmente, ma unicamente frutto di un tourbillon emozionale, sarò estremamente infastidito se qualcuno mi chiede di ragionare su quanto sostengo: lo vedrò appunto come espressione del complotto, prova che il complotto esiste. Se qualcuno cerca di farmi ragionare, dubita di quello che dico, quindi è parte del complotto.
  • E siamo così al quarto elemento: la demonizzazione di chi osa mettere in dubbio quanto sostengo. Nella vignetta si vede che il malefico infermiere, non per nulla rappresentato visivamente col volto scuro e occhi maligni (il nefasto cattivone), viene configurato come uno intollerante, pronto a fare una punturina a chiunque metta in dubbio la sua impostazione. Cioè la frittata viene completamente rovesciata.

E vediamo che cosa suppone da un punto di vista poi contenutistico il complottismo.

  • Anzitutto suppone che esista una profonda differenza antropologica tra gli esseri umani: alcuni sono angelicati e altri sono demonizzati, alcuni sono angeli e altri diavoli. Di alcuni si estremizza in modo irrealistico la totale e perfetta bontà e innocenza, di altri la mostruosa e demoniaca cattiveria e assenza di ragioni. Nell’esempio da cui sono partito si dà per scontato che il ragazzo non abbia la benché minima colpa, e quindi che chi lo ha sottoposto a TSO abbia tutto il torto possibile e immaginabile. Ora, io mi chiedo: è immaginabile che il ragazzo non avesse nessun problema? Non si dice che cosa abbia fatto, se non un generico e innocente aver «inscenato una protesta contro l’uso della mascherina in classe»; ma in che cosa consisteva esattamente questa “scenata”? Si era incatenato al banco, per non dover essere cacciato fuori, come nei giorni precedenti, dicono fonti ben informate. Avendo insegnato per diversi decenni mi sembrava in effetti improbabile che un insegnante chiami il preside senza un grave motivo, e il preside chiami (il sindaco e) le forze l’ordine senza un grave motivo. E trovo altresì altamente improbabile che il personale sanitario proceda a somministrare calmanti senza un adeguato motivo. Per non parlare della assurdità di pensare che un calmante possa agire sul pensiero, attuando un “lavaggio del cervello”: ma come? Nemmeno la polizia dei regimi più dispoticamente totalitari riusciva a far cambiare le idee a degli oppositori che non le volevano cambiare, figuriamoci se un calmante agisce sull’interpretazione globale della realtà. La somministrazione di un calmante, classico nei casi in cui una persona dia fuori di testa in modo pericoloso, può solo di operare un temporaneo stato emotivo, non un cambiamento permanente delle idee di una persona, rendendola, nell’esempio di partenza, ligia alla “dittatura sanitaria”.
  • E qui siamo al secondo elemento: i cattivi, tantissimi cattivi, tantissimi diabolicamente cattivi, devono agire all’unisono, in barba alla verità. Ora, è già molto difficile, per non dire impossibile, che anche un numero ristretto di persone pensi e agisca all’unisono anche quando persegue dei fini buoni, alla luce del sole, senza che sia richiesta complicazione alcuna, in quanto, come diceva già la saggezza antica, tota capita tot sententiae; ma che ad agire all’unisono sia un enorme numero di persone, perseguendo dei fini malvagi, il che implica di dover adottare tutta una serie di complicatissime manovre per nascondere, fingere, falsificare, eliminare chi rischia di tradire, non lasciarsi sfuggire mai alcunché che possa contraddire le menzogne dette, beh questo mi pare davvero di una improbabilità estrema e totale. Mentire è più complicato che dire la verità, perché uno deve essere coerente con quanto ha detto, quando ha mentito. E questo è innaturale. E costringe a un dispendio non indifferente di energie. Se poi a dire la stessa menzogna devono essere in tanti la cosa si complica ancora di più. Per questo fu relativamente facile al profeta Daniele smascherare i due perfidi vegliardi che avevano accusato ingiustamente la “casta Susanna” (Daniele, cap. 13): continuare a mentire coerentemente e all’unisono è molto difficile. Del resto anche i giochi in cui uno debba sempre, e coerentemente, mentire non sono affatto facili: penso a un gioco in una trasmissione TV di Paolo Bonolis, in cui uno doveva sempre dare la risposta falsa, non quella vera. Quasi tutti prima o poi cadevano: la mente umana è fatta per la verità, non per la menzogna. Ora, nell’esempio di partenza, si suppone appunto un perfido accordo tra un numero elevato di esseri umani: gli insegnanti del ragazzo, la sua preside, il sindaco (che avrà pur dovuto consultarsi con qualcuno, immagino), le forze dell’ordine e il personale sanitario. Possibile che abbiano tutti agito all’unisono, senza che a nessuno venisse il dubbio di stare esagerando e che comunicasse agli altri decisori tale dubbio? Mi sembra molto difficile. Senza contare che ci sarà pur stato qualcuno estraneo al complotto che assisteva: perché non ha detto o fatto niente per impedirne l’attuazione? Questa è anche una forte obiezione al complottismo applicato allo sbarco dell’uomo sulla luna: se fosse stata tutta una finzione degli americani, perché i sovietici non lo avrebbero denunciato? O per quanto riguarda il complottismo applicato alla Twin Towers: se sono stati gli americani a far crollare con esplosivo le Torri gemelle, perché nessuno, delle decine e decine di americani coinvolti nel complotto, se ne sarebbe pentito e avrebbe vuotato il sacco? E perché Ben Laden se ne è attribuito il “merito”, venendo poi per questo, qualche anno dopo, ucciso? Salvo che uno pensi che Ben Laden non è mai esistito o che, pur esistendo, gli americani hanno fatto finta di ucciderlo. Ma qui saremmo davvero in presenza di un serio caso psichiatrico.
  • Me c’è un terzo elemento contenutistico: il motivo per cui i cattivoni dovrebbero fare quello che fanno. Molto spesso il complottista non sa dare delle ragioni per cui i cattivoni farebbero quello che fanno. Non delle ragioni adeguate, almeno. Ad esempio, perché gli americani avrebbero dovuto far crollare le Torri gemelle? Per avere il pretesto per invadere l’Afghanistan, immagino risponderebbe il complottista. Ma questa risposta appare non convincente: non c’era nessun vantaggio economico a invadere l’Afghanistan, ma solo soldati morti e prestigio compromesso per la incapacità di debellare i talebani. Ma poi, è pensabile che un americano abbatta un edificio così anche simbolicamente importante per la sua nazione, uccidendo migliaia di suoi connazionali, tra cui non era possibile escludere si trovasse anche qualche suo amico o parente? E che lo faccia per un obbiettivo talmente improbabile come la tentata invasione di una regione montagnosa e priva di qualsiasi appetibilità economica?
  • Infine c’è un motivo riportato da Taguieff nel suo libro sull’immaginario del complotto mondiale: l’idea, delirante, che niente possa accadere a caso e che tutto ciò che accade risponda a un progetto fatto da qualche potente. Se accade A, e A avvantaggia B, possiamo essere sicuri che sia B ad aver prodotto A.

Ma allora perché esiste il complottismo? Credo che un motivo sia la tentazione di avere delle risposte rassicuranti nella loro estrema “semplicità”. Affrontare la complessità della realtà richiede più fatica di dare delle risposte preconfezionate, usare l’accetta è più facile che usare il bisturi. Risparmia un sacco di fatica.

E poi, soprattutto, mi evita di mettermi in discussione: giro la frittata sull’altro, la colpa è tutta dell’altro.



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sabato 12 giugno 2021

democrazia nella Chiesa – mandati a termine

Recentemente la congregazione vaticana che si occupa di movimenti ha stabilito che alla guida di un movimento o di una associazione ecclesiale non si possa restare per più di 10 anni. Questo ha fatto esultare alcuni “nemici” di Carron, che hanno intravvisto come prossime le dimissioni di Carron dalla guida di CL, che secondo loro egli avrebbe esercitato in contrasto col carisma di don Giussani.
Osservo quanto segue:

  1. Questa decisione riguarda tutti i movimenti e le associazioni ecclesiali, non solo CL. Già questo dovrebbe raffreddare un po’ l’entusiastica interpretazione di essa come siluramento di Carron. In secondo luogo non si capisce in base a quale logica papa Francesco dovrebbe voler silurare Carron, che è uno dei suoi più fedeli e fidati amici, che ha sempre cercato di assimilare cordialmente il magistero di questo papa.
  2. In secondo luogo non si tratta di una decisione del tutto nuova. Due sono i suoi elementi ispiratori: la collegialità e, come suo corollario e strumento, il limite temporale dei mandati di responsabilità La collegialità non è un elemento estraneo alla vita della Chiesa, a patto che sia intesa nel rispetto del suo carattere soprannaturale, che la rende diversa da una “normale” democrazia profana, politica. Ma, a tale patto, la collegialità c’è sempre stata: basti pensare ai Concili. Nei Concili si trovano vescovi, tendenzialmente di tutto il mondo, si confrontano e poi votano. E infatti le scelte fatte da un Concilio, tipicamente i suoi solenni documenti, possono anche non piacere a qualcuno. Ma pensiamo anche alla scelta di un nuovo Sommo Pontefice: non è designato o cooptato dal papa che lo ha preceduto, ma è eletto dal collegio cardinalizio, che si trova insieme, si confronta e poi vota. Democraticamente. L’importante è tener conto del carattere soprannaturale, e quindi carismatico, della Chiesa, che, ripeto, non è una democrazia nel senso mondano e politico del termine. In questo senso le decisioni dovrebbero essere precedute non da una discussione (più o meno ideologica e astratta), ma da un dialogo (basato sull’esperienza integrale di ognuno, che dovrebbe porsi in atteggiamento di umile ascolto di quanto lo Spirito Santo vuole = con attenzione alla realtà in tutti i suoi fattori). La discussione mira alla vittoria, il dialogo mira all’intesa. Dove, il più possibile, nessuno (che sia in buona fede) si senta sconfitto.
    Quanto al limite temporale anch’esso non è una novità assoluta: esso è presente ad esempio nel passaggio dagli ordini monastici, dove ogni monastero è guidato da un abate che è tale a vita (semel abbas, sempre abbas), agli ordini mendicanti, francescani e domenicani, all’inizio del XIII secolo. Questi ultimi vivono in conventi il cui responsabile non è un abate nominato a vita, ma un priore, nominato per un tempo limitato. E ciò dentro il contesto di un passaggio da una cultura alto-medioevale dominata dalla idea di paternitas e di obbedienza, a una cultura basso-medioevale dominata dall’idea di fraternitas e di una maggiore responsabilità personale. Per cui il priore francescano o domenicano è un po’ meno padre e un po’ più fratello (maggiore), un primus inter pares. Il limite temporale di un ruolo del resto ha, con le dimissioni di Benedetto XVI, iniziato a lambire anche la stessa carica di Sommo Pontefice.
  3. Quello che può lasciare perplessi sarebbe un automatismo rigido nella applicazione di questa regola. Perché, essendo la Chiesa tutta ultimamente un carisma, cioè un Avvenimento, che in quanto tale è imprevedibile e non totalmente istituzionalizzabile, meno si istituzionalizza con regole rigide, meglio è. Per carità, delle regole sono necessarie e utili. Come lo è la regola per il singolo credente: è bene non concedersi troppo deroghe da quanto uno si è impegnato a osservare, ad esempio il quarto d’ora in ginocchio. Ma qualsiasi regola deve essere dentro l’orizzonte di un rapporto vivente, un rapporto con una Persona, Cristo, che nessuna regola può esaurientemente contenere o “produrre”. Vedremo come la cosa verrà spiegata e applicata.
  4. Faccio ora una ipotesi. Ho detto prima che questa decisione non può essere interpretata come espressione di un castigo papale verso Carron. Questo però non toglie che essa potrebbe essere comunque in relazione alle contestazioni che Carron ha subito. E avrebbe allora il senso di una sfida, una sfida proprio ai “nemici” (di Carron e quindi suoi): “ah sì, volete più democrazia? Bene, vi accontento. Per adesso lascio che voi mi “mangiate” l’alfiere, o la torre, o la regina, ma così vi preparo a subire lo scacco matto”. La scelta di immettere ampie quote di democrazia nella Chiesa, infatti, se voluta dagli ultraconservatori per sbarazzarsi di certi leader troppo progressisti, potrebbe facilmente ritorcersi contro di loro: ve lo immaginate un bel Concilio Ecumenico Vaticano III, che apporti significativi ritocchi a quelli che gli ultraconservatori considerano “principi non-negoziabili”? E non potrebbero dir niente, perché, nel caso in cui questa decisione fosse una risposta a una loro insofferenza verso certe leadership, a chiedere più democrazia sarebbero stati proprio loro.


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martedì 18 maggio 2021

cristianesimo e Occidente

Il fondamentalista iperidentitario pensa: sono superiore perché grazie all’Occidente sono cristiano; il cristianesimo è la religione dell’Occidente bianco. Insomma, sono cristiano perché sono occidentale. Vedi: religione civile, atei devoti.

Il vero credente invece pensa: sono sì in qualche modo superiore, ma per pura grazia, per il dono dell’incontro che mi ha fatto un Mistero che è Padre di tutti gli uomini; se l’Occidente, in cui Dio mi ha fatto nascere è in qualche modo modo superiore alla altre civiltà è solo perché lambito per pura grazia dal cristianesimo, che non è merito nostro, e che noi non possiamo possedere, di cui non ci possiamo impadronire, e che dobbiamo comunicare a tutti, nella sua essenzialità senza aggiungervi nostre paturnie non-essenziali.

Insomma, il vero credente pensa: “quanto di buono c’è nell’Occidente viene dal cristianesimo”, mentre il fondamentalista teocon pensa: “quanto di buono c’è nel cristianesimo viene dall’Occidente”.



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