sabato 3 aprile 2021

sull’aborto

Sull’aborto assistiamo a opposte radicalizzazioni. Come sempre un estremo rafforza l’altro.
Da una parte abbiamo chi ideologizza il tema dell’aborto, mostrando di volere più la sua proibizione legale, nel contesto di una esacerbata demonizzazione di chi abortisce, che non la sua riduzione o scomparsa; dall’altra c’è chi dà per scontato che abortire sia un “diritto” della donna e non vuol sentir parlare di aiuto alla vita.

Ai primi vorrei dire: che cosa deve interessarci? Che l’aborto sia represso legalmente o che esso non avvenga più? Io scelgo la seconda cosa: a me interessa che non ci siano più aborti, non che quelli che ci sono siano illegali. Il punto è allora a) convincere le donne che vorrebbero abortire a fare un’altra scelta, e b) metterle (eventualmente) anche nelle condizioni materiali per poterla fare. Altrimenti è un lavarsi le mani e mettere in pace la coscienza. Il che non significa allora che qualsiasi legge vada bene: ma il punto deve essere piuttosto la prevenzione che la repressione.

Ai secondi, che protestano per la presenza di centri di aiuto alla vita negli ospedali, e vogliono che nessuno accosti una donna intenzionata ad abortire per distoglierla da tale proposito, perché solo tale fatto sarebbe una violenza, direi che anche loro, come i primi, rifiutano il dialogo: ascoltino invece le ragioni e l’interessamento di chi è contro l’aborto (certo, sperando che questi non siano degli esaltati esagitati, come purtroppo ce ne sono). Che fastidio deve darvi il fatto che in un ospedale ci sia qualcuno che indica una strada diversa dall’aborto? Forse temete che ciò faccia sentire colpevoli le donne che comunque decidono di abortire? Vi infastidirebbe il fatto che ci sia gente che sconsiglia di fumare e suggerisce alternative al fumo? E non pensate che abortire sia una cosa più seria che fumare?
La verità è che la vita nascente è un mistero, qualcosa di sacro e non di banale. Noi vorremmo illuderci di poter controllare tutto, banalizzando tutto. Ma «la realtà è testarda». E la vita è sacra.



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lunedì 15 febbraio 2021

un epilogo coerente

Non mi stupisce quanto è avvenuto il 6 gennaio: è un epilogo perfettamente coerente con l’aggressività prepotente e intollerante di Trump. Un miliardario abituato ad essere obbedito senza fiatare (viene in mente il film Potere assoluto di Clint Eastwood): non può sopportare l’idea che qualcuno lo contraddica, non può sopportare di essere sconfitto, non lo può proprio accettare, non gli va giù. Mesi prima delle elezioni aveva messo le mani avanti, dicendo che ci sarebbero stati brogli e non garantendo una transizione pacifica del potere, in caso di sua sconfitta.

Ma che senso delle istituzioni ha un presidente che parla così?

Hai degli elementi per dire che temi dei brogli nelle elezioni non ancora svoltesi? Bene, se sono elementi validi presentali nelle sedi istituzionali previste dalla democrazia americana. Non aizzi i tuoi fans, tra cui dei neonazisti dichiarati, ad armarsi di tutto punto e ad andare presso i seggi elettorali facendo intollerabili pressioni sugli scrutatori.

Hai degli elementi per dire che ci sono stati dei brogli nelle elezioni già svolte? Se sono elementi validi presentali nelle sedi istituzionali previste dalla democrazia americana. Gli organi di controllo hanno tutti respinto i ricorsi dei legali di Trump per presunti brogli. In democrazia si accetta il responso degli organi previsti dalla Costituzione e dalle leggi vigenti, non si continua a parlare di «elezioni rubate».

Se ci si ostina a farlo non ci si deve stupire che ci sia gente che non si fida più di quelle istituzioni che hanno certificato in tutte le sedi l’inesistenza di brogli, e ne trae la conseguenza che bisogna rovesciare le istituzioni. Come è avvenuto il 6 gennaio.

Un fatto gravissimo. Mussolini aveva minacciato di fare del Parlamento, «aula sorda e grigia», «un bivacco di manipoli»: l’aveva minacciato, ma non aveva osato farlo. Hitler ha sì fatto incendiare il Parlamento, il Reichstag, ma nottetempo e nascondendo la mano con cui lo faceva, e attribuendo l’incendio ai comunisti. Dimostrando in ciò un pudore che Trump non ha avuto. Lui ha chiesto ai suoi sostenitori, alla luce del sole, di lottare perché non gli venisse «rubata» la vittoria, e li ha convocati esattamente il giorno in cui avrebbe dovuto esserci l’ultima, definitiva ratifica della sua sconfitta, ed esattamente davanti a quel Parlamento che avrebbe dovuto sancire tale ratifica. Non li ha convocati il giorno prima. Non li ha convocati in un altro luogo. Li ha convocati nel momento e nel luogo in cui avrebbe dovuto avvenire, in modo libero e senza pressioni violente, uno degli atti più solenni della vita democrazia degli Stati Uniti. Lui ha fatto quello che nemmeno Mussolini e Hitler avevano osato fare: l’assalto al Parlamento.

I senatori repubblicani, respingendo il secondo impeachment il 13 febbraio 2021, hanno preferito non sanzionare un Presidente che aizza le sue milizie (anche paramilitari) ad assaltare il Parlamento. Solo in 7 senatori repubblicani hanno votato secondo coscienza. Gli altri hanno preferito considerazioni di convenienza elettorale: nel 2022 ci saranno le elezioni di medio termine e Trump è uno che attira molti voti. Più voti di quanti il Great Old Party ne avesse mai raccolti. Che meschinità: anteporre interessi di botteghino elettorale alla salvaguardia della Costituzione.

Ma per completezza chiediamoci: c’è qualcosa di vero nelle accuse trumpiane di brogli?

1) Anzitutto diciamo che è comprensibile che un presidente che aveva ottenuto dei buoni risultati sul piano economico, risultati che avevano trovato apprezzamento anche in ceti popolari, ci resti un po’ male ad essere sconfitto. Ma Trump è in buona parte responsabile di questo: la sua sconfitta è dovuta soprattutto al COVID, che ha causato sotto la sua presidenza più di 400.000 morti, più dei soldati americani morti nella seconda guerra mondiale. Ora, io non sto dicendo che Trump abbia sbagliato tutto nella gestione del COVID: la sua linea era di privilegiare l’economia rispetto alla salute. E questo ha una sua logica, cara soprattutto a quei ceti imprenditoriali che sono la spina dorsale del suo elettorato. Ma, a monte, dobbiamo chiederci: non ha Trump nessuna colpa per l’originarsi del COVID? Da dove viene il COVID? Non viene forse dalla Cina? E non aveva Trump scatenato una guerra (commerciale, almeno al momento) contro la Cina? Siamo sicuri che lo stato di guerra in cui Trump ha messo la Cina non c’entri niente con la diffusione del COVID? Non sto pensando che il virus sia stato fabbricato ad arte. Ma in qualche modo mi viene il sospetto che lo stato di guerra in cui la Cina si è venuta a trovare, ad opera di Trump, c’entri qualcosa con il modo a dir poco maldestro con cui la Repubblica Popolare ha gestito la vicenda. Finendo, guarda un po’, poco danneggiata al suo interno e riuscendo, grazie al COVID, a non far rieleggere il suo nemico Trump.

2) In secondo luogo Trump se l’è presa col voto postale. Ora, è un dato che il tipico elettore di Biden, come in genere la sinistra in tutto il mondo (tranne i giovani, di sinistra), ha un atteggiamento meno spavaldo, verso il rischio di contrarre il virus, di quanto non lo abbia il tipico elettore di Trump. Quindi era prevedibile che molti elettori di Biden, per timore di contrarre il virus votando in presenza, scegliessero il voto postale, una modalità di voto già prevista nelle elezioni precedenti, ma che certo nel 2020 è stata utilizzata in modo molto più esteso. Ma la spiegazione non è che in tal modo lo schieramento pro-Biden sperasse di imbrogliare, facendola franca, perché comunque i controlli in una democrazia come quella americana ci sono e sono rigorosi. Piuttosto si tratta molto semplicemente di paura del virus, che gli elettori di Biden avevano, molto più degli elettori di Trump. Il quale ha dimostrato, nel momento in cui è risultato positivo, di disprezzare profondamente le cautele e le paure del COVID, facendo come se fosse anche meno di un’influenza. E lo si capisce, visto che ha potuto avvalersi di cure, che a un “comune mortale” sono, per motivi economici, precluse.

Il tentativo fatto da Trump di togliere il voto a cittadini che avevano paura di contrarre il virus, delegittimando il voto postale, appare come un’ulteriore prova della sua arrogante volontà di vincere a qualsiasi costo.

[15-02-2021]



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lunedì 4 gennaio 2021

Entzauberung e stupore

Per Weber l’umanità moderna vive ormai un irreversibile disincanto (Entzauberung) del mondo, vive in un mondo “disincantato”, di cui egli conosce ormai quasi tutto e che può quindi dominare con la ragione e la tecnica, mentre la tradizione precedente viveva in un mondo “incantato”.

Ora, è vero che Dio non deve essere un “tappabuchi” (come diceva Bonhoeffer), che cioè supplisce a conoscenze solo temporaneamente non ancora possedute, ma il fatto è che il mondo, la realtà è, ed è destinata a restare, un mistero, di cui dobbiamo dire con Herbert Spencer “ignoramus et ignorabimus”, e che perciò, se siamo nel giusto atteggiamento, non può non stupirci, cioè appunto incantarci.

Il θαυμάζειν per Aristotele è la molla della ricerca filosofica (Metafisica, l. A), e giustamente; solo che per lui a un certo punto uno cessa di stupirsi, mentre la verità che uno non dovrebbe mai cessare di stupirsi: «solo lo stupore conosce» (S. Gregorio Nazianzeno).



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Giussani modernista?

Secondo gli ultraconservatori si deve credere perché si deve (perché la fede è oggettivamente vera, piaccia o non piaccia) e non perché la fede sia una esperienza che ci realizza. Infatti secondo loro, se si parla di autorealizzazione, si cade nel soggettivismo, da cui poi non si uscirebbe più, con le sue conseguenze relativistiche. Relativista per loro era don Giussani che lasciava troppo le persone perseguire una loro ricerca di autenticità/autorealizzazione, al punto che, ad esempio, regalò al fratello marxista di Franco Nembrini dei libri di Marx, a dispetto della loro oggettiva pericolosità, solo perché così ne assecondava il “cammino” e non lo voleva forzare (ideologicamente) ad aderire a una verità oggettiva, non soggettivamente assimilata e (per lui) convincente; o ancora, egli non esortava suoi studenti non cristiani a convertirsi al cristianesimo, come invece gli ultraconservatori avrebbero trovato giusto e necessario, ma li esortava ad “andare a fondo” della tradizione in cui erano nati, l’ebraismo se ebrei, l’islam se maomettani e in generale ad andare a fondo e ad essere leali con l’esperienza che vivevano.

Il fatto è che la fede per Giussani è riconoscimento di un Presenza, la presenza del Mistero fatto carne (soprattutto) dentro la comunione ecclesiale, concezione molto simile a quella di de Lubac (si veda il suo commento alla Dei Verbum) e del Concilio Vaticano II (appunto nella Dei Verbum), un riconoscimento che coinvolge la totalità della persona e non la sola ragione; mentre per gli ultraconservatori essa è, neotomisticamente e preconciliarmente, adesione non a una Persona, cosa che implicherebbe il coinvolgimento della propria integrale soggettività, affettività inclusa, ma a degli articoli di fede analiticamente intesi e propter auctoritatem Dei revelantis, cosa che facilmente significa una adesione astrattamente intellettuale, che taglia fuori l’affettività come irrilevante e perciò accentua il carattere moralistico del credere, visto come un dovere, in senso non poi molto diverso da quello di Kant. Credo, insomma, perché la mia ragione mi dice che devo, del tutto a prescindere dall’affettività e dallo sperimentarmi o meno realizzato.



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sabato 5 dicembre 2020

spensierati?

I cattolici ideologici di destra accusano i seguaci di papa Francesco di aderire a un Cristo “simpaticone”, che perdona tutto e rende la vita una sorta di spensierata barzelletta.

Ora, è vero che un cristianesimo ideologico di sinistra tende a sottovalutare la potenza del Male, che viene invece all’opposto ossessivamente sopravvalutata dal cristianesimo ideologico di destra (si veda l’insistenza nel voler vedere all’opera il diavolo più di Dio, in p. Livio); è vero che esso interpreta in modo scorretto la tesi balthasariana che l’Inferno potrebbe essere vuoto (di esseri umani, perché per Balthasar il diavolo all’inferno c’è), minimizzando i rischi che nella vita di fede ci sono e promuovendo un grande embrassons-nous dove tutto si confonde e si stempera in una smunta genericità.

Però il punto è che, se uno fa esperienza che il Mistero è buono e interviene nella sua vita, non può vedere prevalere il Male, ma il Bene. Perché è sì vero che il diavolo è all’opera dappertutto, ma è ancora più vero che il Creatore della realtà, che a differenza del diavolo (di potenza limitata) è Onnipotente, sa trarre del bene anche dal male. Per questo un cristiano non ideologico non è né ingenuamente e ottusamente ottimista, come rischia di essere la sinistra cristiana, né corrugatamente e corrucciatamente pessimista, come rischia di essere la destra cristiana.

Quest’ultima accusa spesso chi non la segue (nei suoi deliri apocalittico-vittimistici e complottistici) di vanificare la Croce; ma se uno fa esperienza e non è ideologico, la Croce (e quindi la Resurrezione) la vive molto di più di chi si chiude nel suo bunker ideologico. Se il dialogo con l’altro è vero e non è facile astratta dialettica, esso non può non chiedere il sacrificio di sé; mentre se uno parte dai suoi schemi ideologici e quindi vuole annientare il nemico, non ha da fare nessun vero sacrificio: la lotta non è dentro di lui, ma fuori di lui. Come nel Jihad.



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mercoledì 2 dicembre 2020

dittatura sanitaria persecutrice della Chiesa?

Capisco che ormai ci sia grande voglia di voltare pagina: «e facciamola finita con ’sto covid, non ne possiamo più!» Quindi «non se ne parli più!» Quindi, dato che non possiamo più sopportarlo, «il covid non esiste!» Capisco. È umano. Umanissimo. Peccato però che non sia realistico. Perché il covid c’è. E nella seconda ondata ha fatto finora (inizio dicembre 2020) più di 15mila vittime.

Dunque che i governi, in tutto il mondo, adottino provvedimenti restrittivi volti a contenere la pandemia non è un sopruso o una «dittatura sanitaria», ma una necessità. Poi i provvedimenti possono essere più o meno adeguati, o addirittura stupidi. Chiaro.

Ma che gli assembramenti siano occasioni di contagio nessuna persona ragionevole può negarlo. E gli assembramenti in luoghi religiosi non sono più pericolosi, ma nemmeno meno pericolosi degli assembramenti in luoghi non religiosi (almeno, a parità di prudenza delle persone assembrate).

Quindi uno Stato ha diritto di adottare provvedimenti restrittivi di qualsiasi assembramento, laico o religioso, se lo fa per gravissimi motivi sanitari e per il solo tempo necessario a raggiungere l’obbiettivo di contenere la pandemia.

Per questo chi contesta il diritto dello stato a regolamentare gli assembramenti in luoghi religiosi commette un errore, a meno che i cittadini che si assembrano in tali luoghi assumano l’impegno a) di evitare qualsiasi contatto con tutti gli altri cittadini, onde non rischiare di contagiarli, e b) di rinunciare alle cure mediche del SSN in caso di loro contagio covid.

Diversamente si potranno contestare provvedimenti governativi non in linea di principio («lo Stato perseguita la Chiesa», «interferisce in affari interni alla Chiesa»), ma in linea di fatto («lo Stato pensa a dei provvedimenti inadatti allo scopo», «sproporzionati allo scopo»). Cioè si potrà dire che un governo è stupido, ma non perfidamente persecutore o prevaricatore.

Se poi uno pensasse: «gli assembramenti nelle Chiese sono sicuri, perché Dio sicuramente ci protegge, facendo miracoli a manetta», io direi che sì, Dio fa miracoli (a Lourdes dicono che nessuno si contagi entrando nella piscina in cui si bagnano anche persone infette), ma è giusto chiedere a Dio miracoli a manetta, quando per evitare quel male basterebbe un po’ di umana prudenza? Non è forse una pretesa temeraria?



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domenica 15 novembre 2020

considerazioni sulle nuove formule liturgiche

La CEI ha finalmente chiesto di applicare le nuove formule liturgiche: nella recita del Padre nostro, nel Confiteor, nel Gloria e altrove.

Nel Confiteor si dirà «confesso a voi fratelli e sorelle»: è la novità dal senso più immediatamente comprensibile; si tratta di superare residui patriarcali non essenziali al Dato rivelato. Non si tratta di negare la (bontà della) differenza sessuale, ma di riconoscere alla donna pari dignità. Non credo che questo porterà a grandi ribaltamenti, tipo sacerdozio femminile, che ipotizzo non verrà mai ammesso, ma in ogni caso se mai lo sarà, non è per i prossimi tempi.

Nel Gloria invece di «pace in terra agli uomini di buona volontà» si dirà «pace in terra agli uomini amati dal Signore», ad indicare, molto opportunamente, che la prima Iniziativa nel bene è del Mistero, superando i residui di moralismo semipelagiano purtroppo invalsi in molta teologia e omiletica tridentina, in funzione malamente antiprotestante.

Nel Padre nostro si dirà non più «non ci indurre in tentazione», ma «non abbandonarci alla tentazione», superando, molto opportunamente, l’immagine, più veterotestamentaria che evangelica, di un Dio severo giudice che si diverte a metterci alla prova standosene a guardare impassibile, un Dio facilmente adirato, che ci manda il male. Il male, sia (direttamente) morale sia (indirettamente) fisico, viene dal Maligno e dalla nostra libera volontà che liberamente gli dà retta. Il Mistero creatore vuole solo il bene, tutto il bene, e il male lo permette solo a) per rispetto alla libertà creata, b) sapendone trarre comunque un bene: omnia propter electos, omnia cooperantur in bonum diligentibus Deum. Questo non significa ridurLo a un fratello maggiore, dalla potenza limitata, come mi pare faccia Vito Mancuso: Dio è onnipotente. Onnipotente e infinitamente buono.



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